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IFS e Aikido: quando la trasformazione nasce dall’ascolto e non dal conflitto

29 Maggio 2026

Nel mio lavoro come psicoterapeuta, così come nella pratica dell’Aikido che seguo da molti anni, ho imparato una cosa fondamentale: il cambiamento profondo non nasce dalla lotta contro sé stessi.

Molte persone arrivano in terapia cercando di “eliminare” ansia, rabbia, paura o insicurezza. Vorrebbero liberarsi di alcune parti interiori considerate sbagliate, deboli o problematiche. Eppure, sia l’IFS sia l’Aikido ci insegnano qualcosa di diverso: ciò che crea trasformazione non è l’opposizione, ma la relazione.

Sul mio sito ho scritto spesso di quanto il lavoro terapeutico possa diventare un percorso di riconnessione con sé stessi, attraverso il corpo, le emozioni e l’ascolto interiore.

L’IFS: dentro di noi esistono molte parti

L’IFS parte dall’idea che la mente non sia un blocco unico, ma un sistema composto da diverse “parti” interiori.

Esistono parti protettive che controllano tutto, altre che evitano il dolore, altre ancora che si sentono ferite, spaventate o abbandonate. Spesso soffriamo perché alcune di queste parti entrano in conflitto tra loro:

  • una parte vorrebbe avvicinarsi agli altri;
  • un’altra teme il rifiuto;
  • una cerca il controllo;
  • un’altra è esausta e vorrebbe mollare tutto.

La terapia IFS non cerca di eliminare queste parti, ma di ascoltarle e comprenderne il ruolo. Dietro ogni comportamento, anche il più disfunzionale, esiste quasi sempre un tentativo di protezione.

L’Aikido: non opporsi alla forza

Anche nell’Aikido il principio cardine non è lo scontro. A differenza di altre arti marziali, l’obiettivo non è vincere contro un avversario attraverso la forza, ma entrare in relazione con l’energia dell’altro, accompagnarla e trasformarla.

Quando ci irrigidiamo contro una forza, spesso aumentiamo il conflitto. Se invece impariamo ad ascoltarla e a muoverci con presenza, qualcosa cambia.

Nella mia esperienza personale, l’Aikido ha influenzato profondamente il modo in cui vivo la relazione terapeutica. Come scrivo anche nella pagina dedicata alla mia filosofia professionale: “Non si tratta di opporsi alla forza dell’altro, ma di accompagnarla.”

Cosa accomuna IFS e Aikido

Le somiglianze tra IFS e Aikido sono molto più profonde di quanto si possa immaginare.

1. Non esiste un “nemico” da distruggere. In entrambe le pratiche, il conflitto non viene affrontato attraverso la violenza. In terapia questo significa smettere di trattare ansia, rabbia o paura come nemici interiori. Spesso ciò che chiamiamo “sintomo” è una parte che sta cercando disperatamente di proteggerci.

2. La presenza è più importante del controllo. Nell’Aikido, se il corpo si irrigidisce troppo, il movimento perde fluidità. Anche in terapia accade qualcosa di simile: più cerchiamo di controllare le emozioni, più rischiamo di restarne intrappolati. Il cambiamento avviene quando impariamo a restare presenti a ciò che sentiamo, senza esserne travolti.

3. L’ascolto trasforma l’energia. Una parte interiore ascoltata smette spesso di urlare. Questo è uno degli aspetti più potenti dell’IFS: molte difese si ammorbidiscono non quando vengono combattute, ma quando finalmente si sentono comprese. È un principio molto vicino all’Aikido: accogliere l’energia permette di trasformarla.

Dal combattimento interno alla relazione con sé stessi

Molte persone vivono in una guerra continua con il proprio mondo interiore: si giudicano per ciò che provano, si vergognano della propria fragilità, in altre parole cercano di “correggersi”.

Ma la guarigione raramente nasce dalla guerra. Sia l’IFS che l’Aikido insegnano una via diversa: creare una relazione più consapevole con ciò che accade dentro di noi. Questo non significa passività oppure arrendersi. Vuol dire sviluppare una presenza capace di stare in contatto con le proprie emozioni senza esserne dominati.

Una terapia che coinvolge mente e corpo

Nel mio approccio terapeutico integro il lavoro sulle parti interiori con l’ascolto corporeo, la bioenergetica e l’attenzione al sistema nervoso. Perché il trauma, l’ansia e le ferite relazionali non vivono solo nei pensieri: vivono anche nel corpo.

Ed è proprio qui che l’accostamento tra la terapia IFS e Aikido diventa ancora più interessante. Entrambi insegnano che il corpo non è separato dalla mente. Il modo in cui respiriamo, ci muoviamo o ci irrigidiamo racconta molto del nostro mondo interiore.

Lavorare su sé stessi significa allora imparare gradualmente a ritrovare radicamento, presenza e fluidità. Non attraverso la forza, ma perseguendo la via dell’ascolto.

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