Difficoltà a riprendere dopo le vacanze? Ecco una lettura tramite l’IFS

Settembre, per molte persone, coincide con la ripresa del lavoro, degli impegni e della routine quotidiana. Dopo un periodo di vacanza ci si aspetterebbe di sentirsi riposati, pieni di energie e pronti a ricominciare. Eppure non sempre accade.
Il rientro può essere accompagnato da stanchezza, irritabilità, ansia, difficoltà di concentrazione, tristezza o mancanza di motivazione. Qualcuno può avvertire una sensazione di pesantezza già pensando alla sveglia, alle scadenze, alle responsabilità o al ritorno nell’ambiente di lavoro.
Questa difficoltà viene talvolta definita stress da rientro dalle vacanze. In una prospettiva IFS (Internal Family Systems), però, possiamo provare a guardarla non semplicemente come qualcosa da eliminare, ma come il segnale dell’attivazione di diverse parti interiori.
Perché è difficile riprendere dopo le vacanze?
Durante le ferie alcuni ritmi quotidiani si interrompono. Possiamo avere più tempo per dormire, stare con le persone che amiamo, viaggiare, dedicarci ad attività piacevoli oppure semplicemente non dover rispettare continuamente orari e scadenze.
Quando arriva il momento di ricominciare, il contrasto può diventare evidente.
Una parte di noi può pensare:
- “Devo rimettermi subito in carreggiata.”
- “Ci sono troppe cose da fare.”
- “Non posso perdere tempo.”
Contemporaneamente un’altra parte potrebbe sentire:
- “Non voglio ricominciare.”
- “Vorrei avere ancora tempo per me.”
- “Non ce la faccio a tornare a quei ritmi.”
È proprio questo contrasto interno che può trasformare il rientro in un momento particolarmente faticoso.
Il rientro dalle vacanze visto attraverso l’IFS
Il modello IFS – Internal Family Systems considera la nostra mente come un sistema composto da diverse parti interiori, ciascuna caratterizzata da emozioni, pensieri, bisogni e strategie differenti.
Queste parti non sono necessariamente un problema. Molto spesso cercano, a modo loro, di proteggerci.
La ripresa dopo le vacanze può quindi diventare un’occasione interessante per osservare quali parti di noi si stanno attivando.
La parte che vuole essere subito efficiente
Al rientro può comparire rapidamente una parte molto orientata al dovere e alla prestazione.
È quella che controlla l’agenda, organizza gli impegni, pensa alle scadenze e ci ricorda tutto ciò che dobbiamo recuperare.
Potrebbe dirci:
“Adesso basta vacanze, dobbiamo darci da fare.”
Questa parte può sembrare severa o esigente, ma spesso teme che rallentare significhi perdere il controllo, restare indietro oppure non essere abbastanza efficienti.
Invece di combatterla, può essere utile chiedersi:
“Che cosa teme possa succedere se non riprendessi immediatamente a pieno ritmo?”
La parte che vorrebbe ancora fermarsi
Accanto alla parte efficiente può esserci una parte completamente diversa.
Una parte stanca, che durante le vacanze ha finalmente sperimentato un ritmo più lento e che ora non vuole rinunciarvi.
Potrebbe manifestarsi attraverso:
- mancanza di motivazione;
- sonnolenza;
- irritabilità;
- procrastinazione;
- desiderio di isolarsi;
- nostalgia delle vacanze.
Anche questa parte può avere qualcosa di importante da comunicare.
Forse sta dicendo che durante l’anno lo spazio dedicato al riposo, al piacere o ai propri bisogni è troppo ridotto.
La domanda potrebbe allora diventare:
“Che cosa hai trovato durante le vacanze che temi di perdere adesso che ricomincia la routine?”
Quando le vacanze fanno emergere qualcosa che durante l’anno non sentiamo
A volte la difficoltà del rientro non dipende soltanto dal fatto di dover tornare a lavorare.
Durante l’anno possiamo essere molto impegnati a fare, organizzare, risolvere problemi e rispettare scadenze. Questo movimento continuo può lasciare poco spazio all’ascolto di ciò che proviamo.
Le vacanze, rallentando il ritmo, possono permettere ad alcune emozioni di diventare più visibili.
Al momento del rientro potremmo quindi accorgerci che qualcosa della nostra vita quotidiana non ci corrisponde più completamente.
Per esempio:
- un lavoro vissuto come troppo stressante;
- una quotidianità eccessivamente piena di doveri;
- una relazione che genera fatica;
- la mancanza di tempo personale;
- un bisogno di cambiamento rimasto a lungo in secondo piano.
In questi casi l’ansia da rientro può diventare anche un messaggio da ascoltare.
Non tutte le parti vogliono tornare alla vita di prima
Una delle domande che può essere utile porsi al rientro dalle vacanze è:
“C’è una parte di me che non vuole tornare esattamente alla vita che conducevo prima?”
La risposta non implica necessariamente dover cambiare lavoro, relazione o vita.
Può semplicemente indicare che una parte di noi desidera introdurre qualche modifica: più tempo libero, meno perfezionismo, confini più chiari, maggiore attenzione al corpo o più spazio per le relazioni significative.
La difficoltà della ripresa può quindi diventare un’occasione per capire meglio come stiamo vivendo, invece di considerarla soltanto un ostacolo da superare rapidamente.
Un piccolo esercizio IFS per affrontare il rientro
Puoi provare per qualche minuto a fermarti e portare l’attenzione dentro di te.
Nota innanzitutto cosa accade quando pensi alla ripresa del lavoro o degli impegni.
Potresti percepire una sensazione nel corpo, un’immagine, un’emozione oppure semplicemente un pensiero.
Prova poi a chiederti:
- Quale parte di me sta facendo più fatica a ricominciare?
- Dove la sento nel corpo?
- Che cosa prova?
- Che cosa teme della ripresa?
- Che cosa vorrebbe da me?
Non è necessario trovare immediatamente una soluzione.
Il primo passo consiste semplicemente nel provare ad ascoltare questa parte con curiosità, senza giudicarla e senza obbligarla a cambiare.
Riprendere gradualmente invece di pretendere troppo da sé
Uno degli errori più frequenti dopo le vacanze è aspettarsi di tornare immediatamente allo stesso livello di produttività precedente.
Il corpo e la mente hanno bisogno di qualche giorno per adattarsi nuovamente agli orari e agli impegni.
Può quindi essere utile:
- riprendere progressivamente i ritmi;
- evitare, quando possibile, di concentrare troppi impegni nei primi giorni;
- preservare alcuni momenti piacevoli sperimentati durante le vacanze;
- mantenere uno spazio per attività fisica, riposo e relazioni;
- osservare il proprio dialogo interno quando compare la pressione a “dover funzionare subito”.
Il punto non è prolungare indefinitamente le vacanze, ma evitare che il ritorno alla quotidianità coincida automaticamente con il ritorno a ritmi che ci fanno perdere il contatto con noi stessi.
Quando lo stress da rientro può indicare qualcosa di più profondo
Una breve difficoltà di adattamento può essere comune. Se però ansia, tristezza, senso di vuoto, irritabilità o mancanza di motivazione persistono nel tempo oppure diventano particolarmente intense, può essere utile comprendere più profondamente ciò che sta accadendo.
In alcuni casi il rientro non crea il disagio, ma rende semplicemente più evidente una sofferenza già presente.
Un percorso psicologico può aiutare a riconoscere le diverse parti coinvolte, comprenderne le funzioni protettive e creare gradualmente un rapporto più equilibrato con emozioni, responsabilità e bisogni personali.
Trasformare il rientro in un momento di ascolto
Forse la domanda più utile, alla fine delle vacanze, non è soltanto:
“Come faccio a tornare rapidamente alla normalità?”
Potrebbe essere invece:
“Cosa mi sta mostrando questa difficoltà rispetto al modo in cui sto vivendo?”
Da una prospettiva IFS, anche la parte che protesta, si stanca, rimanda o vorrebbe fuggire dalla routine può avere qualcosa da raccontare.
Ascoltarla non significa necessariamente assecondarla. Significa provare a comprenderne il messaggio e trovare una posizione interna più calma, curiosa e consapevole dalla quale poter decidere come riprendere.
Il rientro può così diventare non soltanto la fine delle vacanze, ma anche un’occasione per riportare nella quotidianità qualcosa di ciò che durante le vacanze ci ha fatto stare bene.
Se senti che la ripresa dopo le vacanze sta facendo emergere ansia, stress, difficoltà lavorative o un senso di insoddisfazione che fatichi a comprendere, possiamo esplorare insieme ciò che sta accadendo.
Sono Andrea Maldifassi, psicologo e psicoterapeuta a Milano e Monza. Nel mio lavoro utilizzo anche il modello IFS per aiutare le persone a riconoscere e comprendere le diverse parti interiori che si attivano nei momenti di difficoltà.